VOCI, VOLTI, DANZE E IMMAGINI DEL SENEGAL
A
Prato fino al 25 marzo la rassegna "Afrique, mon Afrique" dedicata
al paese di Senghor
Voci, volti
e immagini dal Senegal arrivano in questi giorni a Prato. Un circuito istruttivo
e spettacolare che dal 7 al 25 marzo smista per la prima volta in Italia
una serie di eventi (teatro, danza, cinema, arti visive) sparsi fra il Fabbricone,
il Pecci e il Terminale. A caratterizzarlo è un'altalena di contaminazioni,
un sincretismo dinamico dove tradizione e modernità convivono, rispecchiandosi
l'una nell'altra. Il sipario si alza su "Ostie nere", omaggio
a Senghor e alla poesia africana, impaginato e diretto da Massimo Luconi
come un concerto spettacolo dialogante fra la voce di Fernando Maraghini,
la tromba di Paolo Fresu, il sax di Mirko Guerrini e le percussioni di Pai
Thiam e Dyali Mady Sissoko.
Da Dakar arrivano la compagnia teatrale Bou Saana che denuncia con fermezza
e ironia la tragica realtà dei bambini soldati ("Allah n'est
pas obligé"), Marieme Faye col suo monologo "Madame Marguerite",
Modou Gueye coi suoi racconti che parlano della vita del villaggio fra riti
magici e emergenze quotidiane, la danza di Fatou Cissè divisa fra
autenticità tribale e espressività contemporanea, per finire
con Musa Dieng Kale, voce bellissima, simbolo della tradizione mistica islamica
sufi, i cui concerti sono ispirati ai poemi di Cheikh Ahmadou Bamba, padre
spirituale del "muridismo".
Sul versante figurativo la mostra di Soly Cissè, "Le mond perdu",
poi, in collaborazione con l'istituto francese di Firenze, un festival di
dieci corti, ripresi dalla rassegna Media Centre di Dakar, e un omaggio
a Ousmane Sembene, l'ottantenne grande vecchio del cinema africano, di cui
vedremo Moolade, inedito in Italia, premiato l'anno scorso a Cannes nella
sezione "Un certain regard", e il suo primo lungometraggio, datato
1968, Le mandat, una delle prime produzioni nazionali indipendenti dell'epoca.

