Rete civile contro il Razzismo e la Xenofobia
CHI E’ STRANIERO?
Itinerario formativo rivolto a studenti e studentesse delle Scuole Superiori, anno 2010
In collaborazione con: Comitato in Difesa della Costituzione di Ravenna
Al secondo anno, questa edizione prevede alcune proposte integrative al fine di sviluppare alcuni focus tematici importanti e funzionali allo sviluppo di un percorso formativo e cognitivo coerente con gli obiettivi del progetto.
Alcune modifiche sono state apportate anche alla struttura del percorso che, come lo scorso anno, prevede una parte comune alle classi e una parte aperta ai bisogni delle singole classi e degli insegnanti.
Obiettivi
Porre le basi per un approccio critico al tema Straniero, al fine di mettere in discussione stereotipi aprioristicamente negativi attraverso informazioni di natura storico-sociale, giuridica, culturale, nonché con un’esperienza d’incontro diretto con testimoni significativi.
Si tratta di avviare un processo di decostruzione dei pregiudizi, degli stereotipi, dei luoghi comuni, delle immagini deformanti, delle categorie linguistiche etnocentriche, promuovendo la capacità di mettersi in questione, di rivisitare e rivedere le proprie idee in un processo di revisione, di relativizzazione, di storicizzazione, di decentramento delle proprie categorie concettuali.
Struttura
1) Gli studenti saranno invitati a rispondere ad un questionario. Lo strumento sarà utile a definire le pre-condizioni cognitive e “ideologiche”. Lo stesso questionario sarà sottoposto a fine percorso, al fine di valutare i cambiamenti, indicatori dell’efficacia del percorso didattico e della metodologia.
2) Proposta facoltativa: lettura individuale del libro di Marco Aime (antropologo) “La macchia della razza”1 (costo: € 8,00) a cui seguirà un incontro con un giovane ricercatore (Laurea Magistrale in Cooperazione Internazionale, Università di Bologna – sede di Ravenna) per prendere familiarità con altri modi di vivere, pensare ed essere, e imparare – grazie all’antropologia - a considerare il proprio mondo come uno dei tanti possibili.
3) Proposta facoltativa: visione, presso il teatro Rasi (18 novembre 2010), dello spettacolo “Rumore di acque”, regia di Marco Martinelli, presentato a Ravenna in occasione dell’ultima edizione di Ravenna Festival.
Edizione mattutina riservata agli studenti partecipanti al progetto “Chi è straniero”. Il costo del biglietto è ancora da definire
4) Visione di un film-documentario e incontro con testimoni significativi.
5) Moduli didattici da svolgere nelle singole classi in orario scolastico di 3/4 ore, condotti da docenti del Comitato in Difesa della Costituzione, da esperti della associazione Giuristi Democratici e dai docenti delle classi interessate sui temi Lo straniero nelle tre religioni ebraica, cristiana, musulmana e Lo straniero nella Costituzione della Repubblica e nella Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo.
E’ possibile integrare il percorso di un successivo modulo, “Lo straniero nel mondo antico” , in cui esplorare le migrazioni nell’antichità, oppure analizzare il concetto di straniero nell’Iliade e nell’Odissea, o sulla formazione della nostra lingua come incontro e miscuglio di molte altre
6) Incontro conclusivo “di dialogo”: plenaria di istituto fra le classi coinvolte e docenti del Corso di Laurea in Diritti Umani dell’Università di Bologna, sede di Ravenna, e con testimoni “privilegiati”: rifugiati politici, Rappresentanza degli immigrati nel Consiglio Comunale di Ravenna, Ravenna Solidarietà.
7) Incontro pubblico conclusivo: ANCORA DA VALUTARE
Interazione e dialogo fra le studentesse, gli studenti e testimoni “privilegiati”: rifugiati politici, Rappresentanza degli immigrati nel Consiglio Comunale di Ravenna, Ravenna Solidarietà, alla presenza della stampa locale e delle autorità civili e scolastiche.
Relatore: Prof. Gustavo Gozzi
I percorsi saranno definiti e concordati con i docenti, al fine di una buona integrazione con la programmazione didattica.
Contenuti
Lettura (individuale) dell’ultimo libro di Marco Aime “La macchia della razza” e discussione in classe con giovani ricercatori: incontro propedeutico al percorso (facoltativo)
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Moduli didattici:
Lo “straniero” nella Costituzione della Repubblica e nella Dichiarazione Universale dei Diritti
Lo “straniero” nelle tre religioni ebraica, cristiana, musulmana
Lo straniero nel mondo antico
Proiezione di un documentario a scelta, di cui sarà fornita una scheda propedeutica alla visione:
L’immigrazione di ieri e di oggi. Dal Cimitero di Lampedusa di Erri De Luca (12 minuti)
Come un uomo sulla terra ( 60 minuti circa) di Andrea Segre e Dagmawi Yimer
Il sangue verde di Andrea Segre
Incontro e discussione con testimoni significativi:
Rifugiati politici, portatori di storie di vita la cui trama è fortemente segnata da eventi di forte impatto: la fuga, la separazione e l’abbandono, il viaggio, la paura, la speranza.
Migranti lavoratori, ricongiunti, giovani e seconde generazioni, storie “normali” e ordinarie di chi affronta il viaggio per un’altra vita o di chi è nato qui, ma è anche d’altrove.
Metodologia
Metodo narrativo
È forse questo il metodo più caldo, accogliente e democratico per fare intercultura. Tutti, infatti, hanno qualcosa da narrare, se però qualcuno è disposto ad ascoltare.
Senza l’ascolto dell’altro non si dà interculturalità.
L’altro, nell’educazione interculturale, deve diventare “attore” proprio come lo siamo noi.
Se l’interculturalità è un “movimento di reciprocità”, allora non basta parlare all’altro, né parlare dell’altro, ma occorre ascoltare l’altro. È necessario che anche l’altro parli a noi, che si manifesti, che si disveli, che comunichi il racconto sulla sua vita.
Metodo del decentramento (o dei punti di vista)
Educare al confronto interculturale significa innanzitutto far crescere la capacità di decentrarsi dal proprio punto di vista, imparando a considerare il proprio modo di pensare non l’unico possibile o l’unico legittimo ma uno fra molti.
Il valore antropologico ed educativo del decentramento sta tutto nel cammino di uscita dall’egocentrismo e dall’etnocentrismo. Il decentramento contiene in sé un antidoto all’intolleranza e al razzismo. È un tirocinio democratico, un allenamento per imparare ad accettare la parzialità della propria verità, mai totalizzante, mai assoluta, mai definitiva.
Per decentrarsi occorre accettare i propri limiti e i propri errori, riconoscere di aver bisogno degli altri, essere disponibili all’ascolto e alla collaborazione. Tutto ciò richiede una disponibilità e una sicurezza interiore che trovano la loro origine non sul piano della conoscenza ma in una maturazione affettiva.
Tempi
Da concordare con i docenti interessati a partire da novembre 2010.
Le adesioni delle classi devono pervenire ENTRO IL 30 OTTOBRE 2010 presso la Casa delle Culture, da parte del docente/ funzione strumentale “Intercultura” di Istituto.
Allegati:
LA MACCHIA DELLA RAZZA di Marco Aime
Lettera alle vittime della paura e dell'intolleranza
Marco Aime
Collana: Saggi
Pagine: 96
Prezzo: € 8.00
In libreria dal: 28 Maggio 2009
Dragan è un bambino. Un bambino rom. Bisogna schedarlo, prendergli le impronte. Come a tutti gli stranieri che invadono il nostro paese e le nostre città. Il razzismo non c’entra. È che bisogna tenerli sotto controllo, rispedirli a casa prima che ci infastidiscano ai semafori, rubino nelle nostre case, stuprino le nostre donne. Perché la nuova parola d’ordine dei nostri politici, da destra a sinistra, è «sicurezza». Non c’è quotidiano o telegiornale che non tenga a specificare la nazionalità o l’etnia del criminale di turno – rumeno, albanese, marocchino – quando invece andrebbero ricordate le vittime più recenti dell’immigrazione clandestina e del razzismo strisciante nel nostro paese.
Eppure noi italiani, «brava gente», qualche decennio fa eravamo proprio come «quelli lì», guardati con sospetto, maltrattati, offesi, quando cercavamo lavoro e fortuna all’estero. La storia non ci ha insegnato proprio nulla, sembra dirci Marco Aime, e allora certe cose bisogna ripeterle, e ripeterle ancora, perché la macchia della razza scolori, per poi un giorno sparire per sempre.
"Ci siamo arresi, ci siamo convinti che nulla ormai può cambiare, che siamo impotenti davanti ai fatti che accadono. Non solo, ci appaiono inevitabili, ci sembrano sempre meno gravi, fino a sembrare normali. Normale che a te, Dragan, venga chiesto di intingere il tuo ditino nell’inchiostro, segnando la tua vita in questo paese. Una macchia che non è solo quella sul tuo dito, è sul tuo volto, sulla tua anima. È la macchia della razza."
IL SANGUE VERDE di Andrea Segre (ZaLab - 2010)
La voce dei braccianti africani che hanno manifestato a Rosarno
contro lo sfruttamento e la discriminazione.
7 volti, 7 storie e un'unica dignità.
Gennaio 2010, Rosarno, Calabria. Le manfestazioni di rabbia degli immigrati mettono a nudo le condizioni di degrado e ingiustizia in cui vivono quotidianamente migliaia di braccianti africani, sfruttati da un'economia fortemente influenzata dal potere mafioso della 'Ndrangheta. Per un momento l'Italia si accorge di loro, ne ha paura, reagisce con violenza, e in poche ore Rosarno viene "sgomberata" e il problema "risolto". Ma i volti e le storie dei protagonisti degli scontri di Rosarno dicono che non è così. Scovarle e dare loro voce è oggi forse l'unica via per restituire al Paese la propria memoria: quella di quei di giorni di violenza e quella del proprio recente quanto rimosso passato di miseria rurale.
COME UN UOMO SULLA TERRA di Andrea Segre, Dagmawi Yimer, Riccardo Biadene
Dal 2003 Italia ed Europa chiedono alla Libia di fermare i migranti africani. Ma cosa fa realmente la polizia libica? Cosa subiscono migliaia di uomini e donne africane? E perchè tutti fingono di non saperlo?
Come un uomo sulla terra è un viaggio di dolore e dignità, attraverso il quale Dagmawi Yimer riesce a dare voce alla memoria quasi impossibile di sofferenze umane, rispetto alle quali l’Italia e l’Europa hanno responsabilità che non possono rimanere ancora a lungo nascoste. Il documentario si inserisce in un progetto di Archivio delle Memorie Migranti che dal 2006 l’associazione Asinitas Onlus, centri di educazione e cura con i migranti sta sviluppando a Roma in collaborazione con ZaLab, gruppo di autori video specializzati in video partecipativo e documentario sociale.
Dag studiava Giurisprudenza ad Addis Abeba, in Etiopia. A causa della forte repressione politica nel suo paese ha deciso di emigrare. Nell’inverno 2005 ha attraversato via terra il deserto tra Sudan e Libia. In Libia, però, si è imbattuto in una serie di disavventure legate non solo alle violenze dei contrabbandieri che gestiscono il viaggio verso il Mediterraneo, ma anche e soprattutto alle sopraffazioni e alle violenze subite dalla polizia libica, responsabile di indiscriminati arresti e disumane deportazioni. Sopravvissuto alla trappola libica, Dag è riuscito ad arrivare via mare in Italia, a Roma, dove ha iniziato a frequentare la scuola di italiano Asinitas Onlus punto di incontro di molti immigrati africani coordinato da Marco Carsetti e da altri operatori e volontari. Qui ha imparato non solo l’italiano ma anche il linguaggio del video-documentario. Così ha deciso di raccogliere le memorie di suoi coetanei sul terribile viaggio attraverso la Libia, e di provare a rompere l’incomprensibile silenzio su quanto sta succedendo.

